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Il Giappone e i distillati


Qualora tu non sia un vero appassionato del mondo dei distillati, probabilmente non saprai che il Giappone ha cominciato a farsi strada sul mercato, affiancando i produttori storici e più noti come gli Stati Uniti, l’Irlanda o la Scozia. Eppure i whisky del Sol Levante hanno qualità davvero eccezionali e sembra non abbiamo nulla da invidiare a tutti gli altri.

Per gli esperti del settore, poi, sembra che essi siano superiori per aroma e sapore, per cui vale davvero la pena approfondire questo argomento, così che tu possa essere pronto ad assaggiarne qualcuno per valutare le differenze.

Storia dei distillati giapponesi

Il Giappone ha una lunga storia e tradizioni millenarie che ne fanno un terra ricca di fascino e, in alcuni casi, di mistero. Eppure le prime notizie circa i distillati derivanti dai cereali risalgono solo all’Ottocento, quando però essi erano realizzati solo in casa e non avevano raggiunto ancora delle produzioni industriali. Questa fase fu avviata agli inizi del 1900, grazie all’iniziativa pioneristica di Shinjirō Torii, che cominciò a produrre distillati sulla scia di quelli europei e statunitensi. Successivamente, Masataka Taketsuru, vero esperto del settore, affinò le tecniche per le realizzazioni di distillati a livello industriale e poiché si era specializzato sullo scotch, creò un protocollo apposito da applicare, però in Giappone secondo le tecniche e la cultura del posto. Sembra incredibile eppure in pochissimi anni il whisky nipponico è riuscito a superare quelli storici della Scozia e dell’Irlanda, vincendo anche diversi premi prestigiosi. Quindi se fino ad oggi pensavi che il whisky giapponese fosse di seconda qualità, dovrai ricrederti e dovendo fare un regalo importante ad un esperto di distillati, potrai orientarti con sicurezza verso una delle etichette del Sol Levante.

A parte il whisky, in Giappone si produce un distillato più antico, lo Shochu che viene ricavato dalle patate dolci, dall’orzo o dal riso ed ha un volume che si aggira intorno ai 25°, quindi notevolmente inferiore a quelli europei. Fino agli inizi del 2000 ci fu una lotta accanita fra whisky e shochu, ma quest’ultimo poi è stato inesorabilmente messo da parte, dopo che vari intenditori a livello mondiale e soprattutto milioni di consumatori, premiarono senza ombra di dubbio il nuovo arrivato.

Curiosità sui distillati giapponese

Negli ultimi vent’anni i distillati giapponesi sono diventati un prodotto di lusso, molto richiesti sul mercato grazie alle particolari qualità organolettiche. Queste sono legate sia al clima particolare di cui gode questa nazione, sia alla composizione dell’acqua ed infine ai processi di invecchiamento cui i distillati sono sottoposti. La prima industria del Paese fu proprio quella di Torii che, nel 1924 creò la distilleria Yamazaki. La popolarità del whisky nipponico è anche legata alla produzione limitata per cui ogni anno vengono messe in commercio un numero ristretto di bottiglie, particolare che le rende molto richieste ed anche piuttosto costose. Del resto basta dare due semplici numeri per capire le differenze: le distillerie in Scozia sono 128, in Giappone sono 8. Ognuna di esse, poi, realizza i suoi distillati in modo quadi maniacale, facendo attenzione ad ogni più piccolo dettaglio tanto da realizzare un perfetto accordo di profumi, sapori e sentori. La maggior parte delle aziende si trova completamente immersa nella natura, spesso in montagna, per sfruttare le condizioni atmosferiche di quelle zone che influiscono sulla qualità dei distillati.

Quali sono i distillati giapponesi più noti

A questo punto, quando ti recherai in un negozio che vende liquori e distillati di qualità è necessario che tu conosca le etichette principali prodotte in Giappone. Fra queste vi sono il Suntory, fra i marchi più antichi e vincitore di alcuni premi prestigiosi, l’Akashi, uno dei prodotti più noti in Giappone, il Togouchi che usa generalmente single malt sia canadesi che scozzesi ed il NIkka Yoichi fra i whisky più noti a livello mondiale, molto apprezzato per il suo colore ambrato e per le sue note fruttate, ottenute solo grazie ad un lungo invecchiamento nelle botti di rovere.

Se, invece, vuoi assaggiare lo shochu dovrai orientarti verso le poche marche che si riescono a trovare in Italia ovvero il Mizunomai, il Kigo, il Tokiwa ed il Takara tutti distillati di pregio e venduti in bottiglie dal design raffinato che richiamano ovviamente lo stile giapponese e che le rendono un regalo adatto per gli intenditori. A questo punto il mondo dei distillati giapponesi non dovrebbe avere più segreti per te.

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